
Agire il cambiamento
Bill Gates affermava:
“se il tuo solo strumento è un martello affronterai tutti i problemi come se fossero un chiodo”
La pandemia ci ha trovato – persone, organizzazioni e studi legali – impreparati a gestire il cambiamento in tempi rapidi e con risultati efficaci ed efficienti.
Adagiati come eravamo sulle nostre posizioni e convinzioni questo terremoto ci ha scosso profondamente come esseri umani e come professionsiti ed ancora stiamo cercando di capirci qualcosa guardando al futuro con scetticismo e timore.
Come sarà il futuro? È la domanda che ci poniamo più spesso. Come se qualcuno o qualcosa ad un certo punto arriverà a darci la risposta che placherà la nostra paura e metterà a posto i nostri conti economici.
La domanda da porsi potrebbe allora essere diversa e più costruttiva: cosa posso fare di questo presente che renderà il mio futuro esattamente come vorrei che fosse?
Non sono le situazioni o le vicende che ci capitano nella vita a definirci ma nostra capacità di reagire ad esse e di prendere decisoni funzionali. E allora, come possiamo prendere decisioni che che facciano davvero la differenza per noi stessi e per i nostri Studi, organizzazioni, team?
Ogni sistema vivente e anche le organizzazioni, che di esseri viventi poi sono composte, tendono a rimanere in una posizione di equilibrio costante, una specie di omeostasi… ogni cambiamento introdotto deve fare i conti con la tendenda di questi organismi/organizzazioni a tornare al proprio equilibrio di partenza, è una lotta tremenda. Solo pochi riescono ad agire davvero il cambiamento, coloro che persistono nella volontà di cambiare.
Cambiare richiede fatica, richiede investimenti, richiede visione. Non per altro è di solito ai leader che viene demandato il faticoso ed increscioso compito di traghettare le organizzazione ed i team attraverso il cambiamento.
Partendo dall’assunto che non esistono formule magiche o to do list perfette di come in questa situazione straordinaria ci si debba o possa comportare ci sono alcuni strumenti che però sarebbe utile considerare.
Facciamo un passo indietro.
Ci siamo resi conto che chi ha affrontato meglio queste settimane, riportando meno danni e reagendo in maniera più veloce e anche più efficace, sono coloro che avevano già piantanto nelle loro organizzazioni il seme del cambiamento, inteso come capacità di adeguarsi a fattori interni ed esterni, non totalmente controllabili e calcolabili, in ottica strategica e spesso non ordinaria.
Se andiamo più a fondo in questa analisi vediamo che queste persone e queste organizzazioni/Studi sono quelli che avevano ben chiara, già prima dello scoppio della crisi, quella che viene definta la Purpose, la “reason why” di cui parla Simon Sinek, che diventa l’elemento distintivo della nostra offerta e che è, di fatto, un vero e proprio attrattore gravitazionale per i clienti.
E ancora, chi già prima della pandemia aveva investito in formazione e cambiamento culturale delle proprie risorse ha avuto un vantaggio competitivo importante in questi mesi. Aver lavorato sullo sviluppo delle così dette soft skills, intese soprattutto come capacità di gestire le proprie emozioni primarie, unito alla capacità di alcuni professionisti di sintonizzarsi sui reali bisogni dei clienti hanno permesso ad alcuni di essere percepiti come indispensabili ed insostituibili partner di business in questa situazione di crisi. Specializzazione e competenza sono state le parole d’ordine per continuare ad operare con costanza.
Un altro elemento differenziante è legato alla capacità di comunicare in maniera efficiente ed efficace intesa nella doppia accezione di creazione di contenuti e utilizzo di canali adeguati. Sfatando il mito che esistono strumenti di comunicazione “buoni e cattivi” per il settore legale, poichè ogni strumento è e deve essere funzionale al raggiungimento di un obiettivo, sono risultati avvantaggiati quegli Studi che erano già aperti e predisposti a un nuovo modo di comunicare che metteva in discussione paradigmi consolidati e limitanti. Come parlare ai clienti? Quali contenuti? Quali flussi? Quali canali? Chi tra voi si era già posto o inizia a porsi queste domande è sulla buona strada.
Come non considerare poi la tecnologia che diventa fattore abilitante per rimanere in contatto sia con le risorse interne sia con i clienti che può diventare uno strumento importantissimo per attuare strategie di custumenr engagment da una parte e mitigazione del rischio dall’altra.
E poi ci sono i data (come dicono gli anglossassoni) da raccogliere, da condividere e da analizzare in una ottica di custumer excellent experience.
Per concludere. molti si appellanno alla capacità di individue e organizzazioni di essere resilienti, a quella capacità di rimanere positivi e di sapersi riorganizzare e re-inventare davanti alle difficoltà senza alienare la propria identità, dimenticandosi in molti casi di raccontare la fatica e l’impegno che sono necessari per raggiungerla. La resilienza non è un dono, una dote innata, è una competenza che si acquisisce e che ci permette di trasformare un problema in una opportunità. Presuppone fatica, sacrificio e molto allenamento. Pensare che il nostro futuro e il nostro posizionamento dipendano dalla nostra capacità di pensare positivo è un paradosso, è come dire a qualcuno “sii felice” oppure “amami!” questa nostra espressione di volontà non potrà in alcun modo influenzare l’atteggiamento e il percepito dell’altro.
Pensare in maniera positiva, essere resilienti, funziona solo se questo sentire e questa capacità di restare “morbidi” per attutire i colpi diventano una attitudine, se sono frutto cioè di un allenamento costante; nelle organizzazione per esempio presuppone averne già fatto esperienza e pratica.
Non crediamo alla favola del volere è potere, perchè la realtà è diversa. Volere è (fare e) potere. Impariamo a lavorare prima di tutto su noi stessi e sulla nostra capacità di gestire le nostre emozioni, nella loro accezione di competenze senza comprensione che ci permettono di adattarci al nostro mondo interno ed esterno.
Se, vedendo arrivare il leone, lo struzzo fosse capace di gestire le proprie emozioni, la propria paura, e invece di mettere la testa sotto la sabbia iniziasse a correre… il leone rimarebbe a bocca asciutta.


